Perché il corpo ha bisogno di completare ciò che la mente ha interrotto

Perché il nostro corpo trattiene così tanto?

Il nostro sistema nervoso ha un compito molto semplice: mantenerci in vita.

Per farlo alterna continuamente due modalità.

La prima è quella dell’azione.

È il sistema nervoso simpatico, che si attiva ogni volta che percepisce un pericolo o una richiesta importante. Il cuore accelera, il respiro cambia, i muscoli si preparano al movimento e il corpo mette a disposizione tutta l’energia necessaria per affrontare la situazione.

In quel momento il corpo non pensa a digerire bene, a riparare i tessuti o a riposare. Tutte le risorse vengono temporaneamente spostate verso ciò che è più importante: la sopravvivenza.

Quando il pericolo termina, dovrebbe entrare in gioco il sistema nervoso parasimpatico.

È la modalità del recupero.

Il cuore rallenta, il respiro diventa più profondo, la digestione riprende, il corpo può finalmente riparare, rigenerarsi e recuperare energie.

Il problema nasce quando il corpo percepisce che quel pericolo, in qualche modo, non è ancora terminato.

Come mai rimaniamo in allerta?

Non serve vivere un grande trauma, può essere

Una discussione che abbiamo dovuto trattenere.

Una paura.

Una situazione lavorativa.

Un periodo di forte stress.

Essere sempre disponibili.

Sentire di dover controllare tutto.

Ogni volta che il corpo prepara una risposta — difendersi, piangere, urlare, allontanarsi, scappare — ma per qualsiasi motivo quella risposta viene trattenuta, una parte di quell’attivazione può rimanere nel sistema.

È come se il corpo dicesse:

“Aspetto ancora. Non è il momento di abbassare la guardia.”

Cosa succede quando questa condizione dura nel tempo?

Essere sempre in uno stato di allerta richiede molta energia.

Per questo molte persone, pur dormendo, si sentono stanche.

Possono comparire:

  • tensioni muscolari persistenti;
  • sonno poco ristoratore;
  • difficoltà digestive;
  • sensazione di essere sempre “con il freno tirato”;
  • maggiore irritabilità;
  • difficoltà a rallentare anche nei momenti di tranquillità.

Nel tempo, uno stato di stress prolungato può essere associato anche a livelli più elevati di cortisolo e ad alterazioni dei processi infiammatori e metabolici. Non significa che accada sempre né che sia l’unica causa di questi problemi, ma rappresenta uno dei modi in cui lo stress cronico può influenzare l’organismo.

Perchè lavorare con il corpo?

Per tutta la vita ci hanno insegnato a controllare i nostri comportamenti.

Ed è giusto che sia così.

Se una persona mi insulta, potrei sentire nascere dentro di me l’impulso di spingerla, urlarle contro o andarmene sbattendo la porta.

Ma scelgo di non farlo.

Per rispetto dell’altra persona, per i miei valori o semplicemente perché so che non sarebbe la risposta più utile in quel momento.

Quella è una scelta consapevole e responsabile.

Quello che però quasi nessuno ci ha mai insegnato è che il corpo, in quell’istante, aveva già iniziato a preparare una risposta.

E interrompere un comportamento non significa necessariamente che il sistema nervoso abbia concluso il suo lavoro.

Così accade spesso che una situazione finisca nella realtà, ma non nel corpo.

La mente va avanti.

Il corpo rimane in allerta.

La maggior parte di noi è stata educata a prendersi cura degli altri.

A trattenersi.

A controllarsi.

A non ferire.

Ma raramente qualcuno ci ha insegnato come prenderci cura anche di noi stessi dopo aver scelto di trattenerci.

Per questo molte persone continuano a portarsi dentro tensione, irritazione o un senso di peso anche quando l’episodio è ormai passato.

Le serate Reditus ad Quietem – ritorno alla calma del sistema nervoso – non insegna a reagire in modo diverso

Impareremo qualcosa di diverso.

A riconoscere quando il nostro sistema nervoso ha ancora bisogno di completare una risposta e a offrirgli uno spazio sicuro, simbolico e rispettoso in cui poterlo fare.

Potrà essere attraverso il movimento, il respiro, la voce o altri strumenti che permettono al corpo di ritrovare il suo equilibrio, senza fare del male a nessuno e senza rivivere ciò che è accaduto.

Perché essere responsabili non significa solo scegliere come comportarsi verso gli altri.

Significa anche imparare a prendersi cura del proprio sistema nervoso.

Questa serata non vuole insegnarvi a controllarvi di più. Vuole insegnarvi a prendervi cura di ciò che avete già imparato a controllare.

Questa serata non sostituisce un percorso terapeutico e non pretende di risolvere tutto in due ore.

Il suo obiettivo è offrirvi una prospettiva diversa su come funziona il vostro sistema nervoso e fornirvi strumenti semplici che possiate portare nella vita di tutti i giorni.

Per tutta la vita abbiamo imparato a controllare i nostri comportamenti. Questa sera esploreremo come prenderci cura anche di ciò che il nostro corpo ha dovuto trattenere per permetterci di fare quelle scelte.

Attraverso il movimento, il respiro e la presenza, sperimenteremo un modo sicuro e rispettoso per accompagnare il sistema nervoso verso uno stato di maggiore regolazione.

L’intento non è sfogarsi, né rivivere ciò che è accaduto.

L’intento è sviluppare una maggiore consapevolezza di sé, imparando a riconoscere quando il nostro corpo ha ancora bisogno di uno spazio per ritrovare il proprio equilibrio.

Con il tempo e la pratica, questa consapevolezza può diventare una risorsa nella vita quotidiana, permettendoci di affrontare le esperienze con maggiore presenza, recuperare energie e ritrovare più facilmente uno stato di calma.

Perché un sistema nervoso che riesce a ritrovare il proprio equilibrio non deve spendere continuamente risorse per mantenersi in allerta, e può dedicare quelle energie alla vita, alle relazioni e a ciò che per noi è davvero importante.

ritorno alla calma del sistema nervoso - reditus ad quietem CONCINNITAS

Reditus ad Quietem non insegna a reagire diversamente. Insegna a concludere consapevolmente ciò che, per scelta o per necessità, abbiamo dovuto interrompere.

Ogni giorno il nostro sistema nervoso lavora instancabilmente per proteggerci.

Molte delle sue risposte sono automatiche, silenziose e invisibili. Ci permettono di affrontare situazioni difficili, prendere decisioni responsabili e continuare la nostra vita anche quando sarebbe più semplice fermarsi.

Prendersi cura del proprio sistema nervoso non significa eliminare lo stress dalla propria vita, ma imparare a riconoscere quando il corpo ha bisogno di ritrovare uno stato di sicurezza.

Perché un corpo che si sente al sicuro non è un corpo che smette di affrontare le difficoltà, è un corpo che non deve più spendere continuamente energia per prepararsi a un pericolo che non c’è più.

Ed è proprio in quello spazio ritrovato che possono nascere riposo, presenza, creatività, relazioni più autentiche e una maggiore disponibilità verso la vita.

Forse il vero significato di Reditus ad Quietem non è semplicemente tornare alla calma.

È ricordare al proprio corpo che, almeno per un momento, può smettere di trattenersi.

La calma non è assenza di movimento. È la sensazione di non dover più rimanere in allerta.

Quando il corpo non deve più trattenersi, può finalmente dedicare le sue energie a vivere.